Questo sito è interamente dedicato all'arte della pittura e in particolare ai miei quadri.

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Ultimo aggiornamento (Martedì 05 Gennaio 2010 23:20)

 

S.R.
Che ruolo attribuisce all'indagine ed alla ricerca?
G.V.
È la parte più importante, unita alla creatività. Indagando nel profondo della mia anima, in ciò che avviene intorno a me, e con la ricerca dei colori, riesco a dare una forma ed una espressione alle mie opere altrimenti impossibile da raggiungere.

 

S.R.
Alberi come portatori di significati latenti. Ci può spiegare i significati attribuiti ad essi?
G.V.
Gli alberi, attraverso le radici traggono la loro forza dalla terra e con la loro chioma danno all'umanità benessere, ombra, ossigeno, fiori, profumo, frutti, calore.  Essi sono l'essenza della vita stessa.
L'ulivo, molto ricorrente nelle mie opere, è un albero forte ma allo stesso tempo fragile, come l'umanità. Nonostante i maltrattamenti subiti dall'uomo e dagli eventi naturali, anche se bruciacchiato e a volte svuotato all'interno, continua sempre a vivere e germogliare. Lo paragono molto alla donna, poiché l'umanità attraverso di lei si riproduce. Affrontiamo con determinazione molte difficoltà, amando a volte anche chi ci fa soffrire, ma allo stesso tempo siamo fragili.

 

S.R.
Le tematiche delle sue opere sono molto importanti. Come sceglie i titoli da attribuire alle opere? Il titolo è una conseguenza che viene prima, dopo o con l’opera stessa?

G.V.
Non ho una metodologia precisa. In alcuni casi è una conseguenza di ciò che avviene durante la creazione dell'opera, poiché inizio a dipingere seguendo il mio stato d'animo. In altri casi dopo, in base alle emozioni che mi suscita l'opera, ma mai prima di iniziare.
Spesso comunque è un tema che affronto alla fine, tenendo sempre presente ciò che mi ha indotto o ispirato alla creazione dell'opera stessa.

 

S.R.
Potremmo definire Grazia Varone come “Madame Nature”. La pittrice di una Natura che aspetta di essere raccontata. Che importanza ha per lei la Natura con le sue mille sfumature.
G.V.
Ha un ruolo fondamentale. Essendo figlia di contadini, sono stata sempre a contatto con la natura, mi sono sentita e mi sento tutt'ora parte integrante di essa. Da piccola, e fino all'età adolescenziale, mi sdraiavo nell'erba alta e mi sentivo in sintonia con essa. Salivo su gli alberi, dove trascorrevo gran parte del mio tempo, li abbracciavo, gli parlavo provando grandi emozioni sentendomi un tutt'uno con loro.
Oggi guardo la natura con gli occhi dell'artista. Trascorro dei lunghi momenti di osservazione, accorgendomi ancora di più delle sue infinite meraviglie e sfumature. Osservando a volte un piccolissimo fiore, noto infiniti particolari. Ammirandone i colori e gli infiniti profumi, mi accorgo che c'è tanta grandezza. Domandandomi come è possibile tutto questo, rispondo a me stessa che è Dio che ci circonda che lo rende possibile e si manifesta in essa. Quindi tutti i miei pensieri si immergono in qualcosa di meraviglioso, mi sento piena di energia, e sento la natura con i suoi colori che si posa sulla tela, dando forma ed espressione all'opera. Ciò avviene sia nei momenti di gioia che nei momenti di tristezza o dolore.

 

S.R.
Grandi Eventi espositivi l’hanno vista protagonista. C’è però un luogo dove vorrebbe esporre in cui non ha ancora esposto?
G.V.
Credo che ricercando strenuamente dei posti importanti, si corre il rischio di essere vittime della vanità personale, perdendo di vista quello che è l'essenza pura dell'arte. La mia arte ricopre un ruolo molto importante del mio essere e desidero esporla là dove viene capita ed amata.
Non ho quindi in mente un posto particolare, vorrei semplicemente esporre ovunque la mia arte sia in grado di portarmi.

 

S.R.
In molte opere si legge un senso di tristezza, di solitudine, quasi come se le persone rappresentate siano rassegnate al proprio destino. Secondo lei l’uomo è “faber fortunae suae”, artefice del proprio destino o, tutto è già stato scritto e all’uomo non rimane che percorrere il già noto?
G.V.
Credo in una vita spirituale oltre a quella terrena. Sono convinta che quando veniamo al mondo, in parte il nostro percorso è già stato stabilito ma dobbiamo attraversarlo per migliorare il nostro io (ovvero il nostro spirito). A volte sembra che la vita ci faccia soffrire e non ci accorgiamo che invece è a causa delle nostre azioni, quindi siamo anche artefici del nostro destino.
Mi rattrista vedere l'umanità che si abbandona ai propri desideri, egoismo, cupidigia, odio, vanità, perdendo il vero obbiettivo della vita come l'amore, per questo motivo  sento tanta solitudine. In alcune opere ho portato la mia rassegnazione a ciò che ho dovuto accettare per forza, come la separazione fisica da chi amo.

 

S.R.
Quale è la sua fonte di ispirazione e quali i momenti in cui preferisce trasferire su tela le sue emozioni attraverso la pittura?
G.V.
Mi identifico nella natura ed è lei la mia fonte di ispirazione, sempre legata a ciò che accade attorno a me. Sono le esperienze  fisiche e morali con gli altri che mi portano  a rifugiarmi nella pittura dando sfogo alle mie emozioni e liberandomi dalle angosce.

 

S.R.
Il sogno di molti artisti è quello di essere ricordati dai posteri, quale è il suo sogno nel cassetto?
G.V.
Ciò che desidero è fare Arte, di trasmettere agli altri dei buoni sentimenti, far gioire chi recepisce la mia Arte. Essere ricordati non è necessario, è più importante ciò che riesco a comunicare agli altri.

 

 

Intervista curata da
Dott. Salvatore Russo

Ultimo aggiornamento (Martedì 12 Ottobre 2010 20:40)

 
Delicatezza

Una neo figurazione di realismo simbolista, sul versante dell'astrazione, permettente solo nel realismo una chiave di lettura  che si consocia con il richiamo umano, unica "delicatezza" statica concessione del descrittivismo al perenne cambiamento delle mutanti sensazioni dell'energia interna.

Un piccolo capolavoro di stasi e di invidiabile calma del soggetto pittorico, in quanto non crea problemi di posa, di alternanza tra zone pittoricamente semplici e zone complesse, tra due soggetti apparentemente disomogenei, quanto difficili per l'obiettivo impersonale, per quanto estremamente carichi di implicazioni emotive. La vita reale del dipinto non  è data da ciò che viene a rappresentare (ovvero non ci sono parti psicologicamente "calde" e parti spente), bensì dalle tensioni all'interno del dipinto stesso, dovute al confuso gioco alternante delle simbiosi simboliste di un  dettato autobiografico(coniugazioni del dato visivo sensoriale con gli elementi spirituali.) Ed alla funzione puramente costruttiva delle immagini da parte dell'intrecciante protagonismo della  luce-colore-ombra.

L'arte di Grazia Varone  è un omaggio alla bellezza e all'estetismo del colore, all'energia vitale della luce. E a tutti gli effetti che essa produce, con il potere evocativo del segno e del contrasto chiaro-scuro di eco tintorettiano, tutt'altro che dissonante, mai dissolvente della figura.

Si ha come l'impressione di essere di fronte ad un'accorta melodia di note in scansione tra natura e creatura, cui l'artista cerca di cogliere filtrando i significanti simboli essenziali, a partire dalle forme e il senso più profondo delle vita. Cosi come il potere invisibile evocativo di ciascun soggetto, nasce proprio dalla combinazione intensa dei riflessi con il campo avvolgente della luce simbolista: tripudio transeunte ogni vibrazione espressione di delicatezze spirituali.

Dipingendo così il sogno, fuori dallo spazio e dal tempo reale, a indagare i meandri della memoria preconscia, vera dimensione umana delle <delicatezze>, più arcane, recondito specchio delle estreme interiorità. Fantastico e immaginoso l'incontro-abbraccio tra i due mondi simulacri di sensazioni proprie nella loro complessità pulsiva di ogni singolo soggetto, che poi, non è solo sogno interiore di ricostruire un possibile ponte di essenziali emozioni. Né bisogno di autoaffermazione critica, ma solo rivelazione serena, nell'aprirsi all'abbraccio metaforico dell'amore che affratella ogni manifestazione della complessa scala armonica della creazione universale. Con tutte le implicazioni dei nostri limiti di coscienza, tra speranze e illusioni, fiducia in noi stessi, sogno e realtà, la razionalità dei sensi e l'immaginario, il finito e l'infinito.

On. Prof. Alfredo Pasolino
(Accademico dei Micenei)

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 06 Gennaio 2010 15:01)

 

DelicatezzaDelicatezza  di Grazia Varone è quasi mimesi di antichi miti che pittura e scultura hanno,nel corso
delle varie tendenze artistiche, ripreso . Basti pensare al Bernini al gruppo scultoreo Apollo e Dafne,
in cui le membra della ninfa vanno pian piano mutandosi in corteccia e foglie. Una metamorfosi drammatica quella dell'essere umano che va assumendo la natura vegetale. Non è cosi nella tela della Varone, dove delicatezza e bellezza sembrano dal mondo floreale combinarsi nell'immagine femminile. In risalto la pittrice ha posto delle calle.,i fiori bianchi dal lungo gambo e dalle larghe foglie verdi per i quali almeno in questo dipinto , ci sembra più appropriato il nome non scientifico di trombe d'angelo'. Paiono qui inneggiare all'eterno fascino femmineo, mostrare l'apoteosi della bellezza. In una quasi metempsicosi le forme floreali sembrano scoprire una figura di donna,altra visione che al fiore si assembla e di sé lascia intravedere oltre alla lunga chioma,dalla quale viene in massima parte il suo corpo celato, una spalla nuda e parte dell'anca, anch'essa nuda. Un verde intenso, appena venato di chiaro, occupa la parte sottostante,sale, lascia spazio al colore della chioma di un cromatismo incisivo,perfettamente combinato a creare lo stacco col verde.
Un quadro che attrae lo sguardo per le figurazioni evidenti, e lascia anche correre la immaginazione, portata a liberarsi oltre gli elementi posti nella tela.

Prof.  Antonietta Benangiano
(Procuratrice di Micenei)

Ultimo aggiornamento (Domenica 07 Febbraio 2010 17:55)

 

Critica Dott. Salvatore Russo

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 15 Giugno 2011 06:46)